Uomini, donne e pallone: il triangolo no!

È cominciato tutto quando avevate circa 8 anni e come tutti i vostri compagni di classe volevate iscrivervi alla scuola calcio, fiduciosi per l’appoggio di vostro padre, non avevate fatto i conti con vostra madre (santa donna) che spinse per farvi andare in piscina onde risolvere un lieve difetto di postura.

Ricordate i pianti e quei freddi pomeriggi invernali in cui il vostro vecchio vi accompagnava a nuoto. Vi guardavate con quell’aria complice di chi condivide il peso di un’ingiustizia e vostro padre vi lasciava dandovi una pacca sulla spalla e bofonchiando “curaggio guagliò, simm nat pe suffrì”. Probabilmente pensava “figlio mio io con quella donna ci devo convivere”!

Al ritorno vi avrebbe fatto trovare un pacchetto di figurine “panini” da duecento lire, riconquistando un po’ della vostra stima! Sarebbe stato solo l’inizio di un triangolo difficile, quello tra voi, il pallone e le donne della vostra vita. Alle scuole medie, la vostra professoressa di ginnastica (zitella), vi avrebbe fatto passare tutte le ore di Educazione Fisica, facendovi praticare uno strano sport con degli uomini che indossavano un ridicolo pantaloncino, divisi da una rete che non potevano toccare il pallone con i piedi (vi rendete conto?)…pare si chiamasse pallavolo o qualcosa del genere!

Insomma, tutti i momenti della vostra vita in cui le due cose per voi più importanti, il pallone e le donne, sono venute a contatto, ne è sempre scaturita una esplosione nucleare che vi ha rovinato l’esistenza… “Di’ a una donna intelligente che ti piace il calcio, e ti farai un’idea piuttosto deprimente della concezione che le donne hanno dell’uomo.” 

Nick Hornby, il mio scrittore preferito, spiega che il problema tra le donne, gli uomini e il pallone è che le prime tendono a sminuire una cosa che, Santo Dio, è fottutamente seria ed è per questo che vostra madre quando eravate piccoli, INSPIEGABILMENTE, la Domenica sera vi mandava a letto senza neanche aspettare la fine del posticipo! Benedetto il signore, per questa mania di vostra madre di anteporre il sonno al pallone, vi siete persi uno dei ricordi più belli della vostra infanzia…era più o meno la metà degli anni 90 e il Napoli giocava contro la Lazio, alla fine del primo tempo il risultato era due a zero per loro e vostra madre aveva pensato bene di mandarvi a letto…stupore misto a rabbia e incredulità avevano caratterizzato il vostro risveglio nel prendere atto di una incredibile rimonta del Napoli firmata Freddy Rincon e Benito Carbone. Il giorno dopo a scuola non si parlava d’altro che quei due goal di Freddy Rincon e voi alzavate le spalle come per dire “hey cosa credete, lo so, li ho visti i goal, volete fare a pugni?”… e invece non li avevate visti quei due goal…tutto questo per un’ora di sonno in più…ne avreste perse a centinaia qualche anno dopo durante l’adolescenza!

Si, è questo il punto: le donne tendono a banalizzare qualcosa che per voi è incredibilmente seria, per questo motivo dopo la finale di Coppa Italia persa col Vicenza, mentre voi eravate in preda alla disperazione, vostra madre avrebbe tentato di consolarvi dicendo “quelli dopo vanno a bere e mangiare e tu stai piangendo?”…si lo so, ma io in questo momento sono un innamorato deluso e ho bisogno che mi si dica “hai ragione, sii triste figlio mio, questo è il momento più brutto della tua vita, se vuoi ti metto anche un pezzo di Max Pezzali e ti compro il libro dei suicidi”!

- chi siamo noi?

- dove dobbiamo segnare?

- ah ma abbiamo cambiato campo?

- ma quanto recupero ha dato? (siamo nei supplementari)

- ma che cosa ci trovate a guardare undici cretini che corrono appresso ad un pallone?

- mi spieghi il fuorigioco?

- ci sta un’altra partita stasera?

- ma devi stare con me o devi guardare il cellulare a controllare i risultati?

- giochi di nuovo a calcetto?

- dobbiamo andare a prendere la mamma alla stazione, il primo tempo lo puoi sentire in radio?

- mettiamo la finale di Amici durante l’intervallo?

Se nella vostra vita avete sentito almeno la metà di queste domande vuol dire che appartenete ad una specie protetta: uomini, etero, tifosi, sessualmente attivi (o quasi)… questa particolare specie di mammifero, propenso alla vita di gruppo, è spesso vittima di attacchi di ansia, conseguenza dei continui tentativi di far convivere il proprio amore per il calcio e quello per la propria compagna.

Vi capiterà di organizzare cene a casa di Sabato Sera, solo per vedere le partite insieme ad altri disgraziati mentre le vostre donne se ne staranno in disparte ad insultarvi e parlare di torte alla crema di pistacchio…altre volte la sera della partita, sarete costretti ad una pallosa uscita a quattro e magari il fidanzato dell’amica della vostra compagna sarà uno di quegli uomini che odia il calcio e che la domenica pomeriggio va per sagre o peggio ancora è juventino!

Un giorno ho conosciuto una donna che amava il calcio, il mio stupore è stato pari solo a quella volta che ho sentito un pezzo dei Cani e non ho dovuto consultare il dizionario per controllare il nome di tre/quattro tizi sconosciuti! Comunque, se vi aspettate una soluzione leggendo questo articolo io vi dico che la soluzione non ce l’ho, posso solo riportanrmi alle parole del grande Benedetto Casillo in COSì PARLò BELLAVISTA dicendovi: “PRUFESSò, RESISTEEEETE”!

“Per la mia istruzione, e i miei interessi e il mio lavoro, io non rappresento affatto la maggior parte della gente delle gradinate; ma per quel che riguarda la mia passione, la mia conoscenza del gioco, il modo in cui ne parlo ogni volta che mi si presenta l’occasione, e la mia devozione alla squadra, non sono per nulla fuori dal normale.” [cit. Nick Honby]