Tra mediocrità ed insufficienze, il Napoli raggiunge l’Empoli.

Due punti in tre partite: questo il bilancio del primo mese di Sarri alla guida del Napoli. Un bottino magro, il peggiore della storia del Napoli dal 2000, che non lascia spazio ai dubbi: il Napoli adesso è una squadra per nulla brillante, che per riagguantare il pareggio contro un modestissimo (Saponara escluso) Empoli si è dovuto aggrappare alla gemma di un Insigne in versione Gianfranco Zola, e ad una giocata di Gabbiadini che ha liberato Allan.

Una squadra che fa fatica ad imporre ritmi e gioco, e che risulta manchevole clamorosamente in alcuni ruoli, sui quali si è deciso di cincischiare sul mercato.

Si ha l’impressione di una squadra ancora a metà strada tra quello che è stato e quello che dovrebbe essere. E con tutta onestà, le prospettive del progetto tattico di Sarri, al netto di tre partite molto interlocutorie, paiono abbastanza fosche: se è vero che oggi si è rimontato due volte, dimostrando così carattere e voglia, lo è altrettanto l’idea che la confusione regni sovrana, specie nelle transizioni offensive.

Sembra quasi che il talento e la qualità di questa rosa siano imbrigliate in un sistema di gioco che non valorizza le caratteristiche a tratti devastanti di alcuni elementi; le perplessità sul trequartista si acuiscono oggi, dopo l’esperimento del secondo tempo, quando, con la pressione del centrocampo toscana indubbiamente meno asfissiante, si è cercato maggiormente il gioco sugli esterni offensivi. Praticamente sconfessando il credo tattico dell’allenatore, che, per un estate intera ha provato modulo e combinazioni totalmente differenti.

Mertens, uno dei pochi campioni in squadra, sembra relegato ad un ruolo ancor più marginale rispetto a quello di comprimario che svolgeva sotto la gestione Benitez; e, sinceramente, mi sembra un lusso che questa squadra, disperatamente alla ricerca di un grimaldello per entrare nelle difese avversarie, non possa permettersi.

Con Sarri sembra di trovarci, paradossalmente, ancora alle prese con un personaggio poco disponibile a modificare la sua forma mentis, convinto della bontà delle sue intuizioni e del suo metodo, anche, dal punto di vista comunicativo.

Non si può però non storcere il naso almeno per un attimo sentendo ancora in conferenza stampa l’ennesimo paragone Napoli-Empoli e le sue parole sul futuro prossimo che si auspica per questa piazza; rischia, caro Sarri, di rivelarsi un clamoroso autogol aggrapparsi alle certezze del proprio passato personale e non mettersi in discussione, come ad essere graniticamente convinto che l’unica strada possibile sia la propria.

Anche perché, il refrain con il quale è stato accolto (Napoli non è Empoli ndr) da piazza e media, potrebbe diventare, in uno scenario ci si augura il meno verosimile possibile, un mantra capace di risucchiarlo.