L'affare Soriano

Fare il pessimista, in questo momento storico, non è difficile; anzi, in queste ultime ore, in molti siete saliti sul vagone del rapido Taranto-Ancona, speranzosi di trovare nelle languide elucubrazioni grigie una nuova linfa per criticare il Napoli. 

 

Ebbene, io vi conosco, voi siete degli occasionali. Dei pessimisti occasionali. E sono sicuro che non appena qualche attaccante in sovrappeso tornerà a regalare i tre punti, scenderete, tornando a farvi inebriare dal mortifero sapore dell’ottimismo. Per poi tornare, delusi, al punto di partenza, pentiti della vostra scintillante fiducia nell’avvenire.

Il lato oscuro, è vero, vi sta chiamando; e, non bastasse lo straordinario pareggio casalingo contro i blucerchiati scudieri del giullare Ferrero, i nostri Bravi Ragazzi hanno costruito la più incredibile delle storie.

Procediamo con ordine; spogliatoi del San Paolo. A fine partita, dopo la celebrazione in mondovisione delle apparizioni del sempre-più-Rinaudo-Albiol, è iniziata la processione, con tanto di baciamano ed inchino, al principe Roberto Soriano, mediocampista evidentemente dal sangue nobile ed erede legittimo al Trono dei Sette Regni. 

Prima l’uomo in tuta, grondante di sudore e consonanti aspirate; poi il direttore sportivo, già calatosi appieno nella novella realtà fatta di approssimazione e dilettantismo. Infine lui, il divo Aurelio, l’uomo che in quella sede ha collezionato più rifiuti che vittorie. 

Tutti, ai piedi del giovane Soriano, principe del Vomero, e talismano gradito agli dei. «Vieni a Napoli, onoraci del tuo sacro sudore, guidaci al trionfo!» e «facci vendere pure qualche abbonamento» aggiungeva il barbuto, mentre accarezzava il fido Ferrero. 

«Ci devo pensare». E si sa, la notte porta consiglio.

Cosí, il giorno seguente, mogio come solo un cavaliere Cristiano può, le directeur raggiunge la grigia Milán, culla degli affari e dell’innovazione. 

È tarda sera, il giovane principe s’è convinto, ha scelto Napoli. O meglio, ha ripiegato su Napoli, quando tutte le altre pretendenti si erano sfilate. E via. 

«Pronto, sono Giuntoli. Preparate il contratto, veloce. Abbiamo preso Soriano»

«Il dottor Chiavelli sta guardando Walker Texas Ranger, le dispiace telefonare tra un po’?»

«Lei sta scherzando?! Mi passi immediatamente Chiavelli. Ho bisogno del contratto! Lei lo sa che questa telefonata è registrata? Chiavelli, venga a telefono, cazzo!».

«… Pronto?! Direttó, che dobbiamo fa’?»

«Ho bisogno del contratto! Faccia subito, ha di tempo un’ora» 

Ma erano le 22:02.

Il resto è ormai storia.

La superficialità, l’incompetenza, la frenesia dell’ultimo momento. E mi attaccate se sono inguaribilmente pessimista?! Datemi un motivo per non esserlo.. 

Quattro portieri in rosa, De guzman, Zuniga ed Henrique offerti a mezzo mondo civilizzato ed ora riaggregati al gruppo, e la sensazione che si prova dinnanzi ad un pranzo senza ragú. Manca sempre qualcosa. (Chalo)BAH!